IL CRAUD
Leo viveva con il papà, la mamma e le sorelle. La loro casa stava sulla cima di una delle tante collinette di un paesino che veniva chiamato il Borgo delle Onde. Un giorno, quando era ancora piccolo, Leo aveva chiesto al padre: “Papà, perché il nostro paese si chiama Borgo delle Onde ?”
Il papà non rispose, ma chiese: “Lo sai cosa è un borgo?”
“Sì. La maestra mi ha detto che un borgo è un paese piccolo…”
“E sai” chiese ancora il papà “cosa sono le onde?”
“Ma papà, dai, certo che lo so… ma qui non c’è il mare.”
“E’ vero, non c’è il mare con l’acqua salata, però c’è un mare diverso… Stasera ti porto a vederlo.”
E così, quella sera, dopo cena, il papà e Leo uscirono di casa. Insieme, scesero dalla collinetta e presero la stradina che portava ad est, alla piazza principale del paese. Qui c’era il palazzo del Municipio, che con la sua Torre civica era l’edificio più alto del Borgo delle onde.
Era quasi l’ora del tramonto e il comune era chiuso, ma c’era una porta sempre aperta che dava su una scala a chiocciola fatta di pietra. Leo e suo padre presero quella scala, e salirono 354 gradini: alla fine arrivarono in una stanza poco più grande di uno sgabuzzino, con quattro grandi finestre senza vetri, una per ogni lato, attraverso le quali entrava un forte vento.
“Lo sai dove siamo ?” chiese il papà, alzando la voce per sovra-stare il rumore del vento che soffiava rabbioso.
Le finestre si trovavano troppo in alto e Leo non poteva guardare giù, ma aveva capito lo stesso dove erano: “Siamo in cima alla Torre” gridò.
“Bravo !” disse il papà, e così dicendo lo prese in braccio e lo fece affacciare ad una finestra.
Leo rimase senza fiato: da lì poteva vedere tutto il Borgo delle Onde, con le sue collinette, e con la case costruite sulle cime delle colline. Lontano, il Sole stava tramontando, nascondendosi dietro l’orizzonte, e la sua luce rossiccia faceva tremolare ogni cosa, animandola, e allora sembrava di vedere il mare in burrasca e le collinette si trasformavano in onde gigantesche sulle cui creste boccheggiavano, come piccole e grandi barche, tutte le case del paese.
“Hai capito ora quali sono le onde?” chiese il papà.
“Sì” gridò Leo, perché il vento era proprio forte. “Le colline sono le onde”
“Bravo… E vedi la nostra casa ?”
Leo guardò un po’ e poi indicò in un punto. “E’ quella !!”
“Bravo” disse il papà, stringendolo ancora di più, per ripararlo dal vento
Quell’estate Leo aveva finito il secondo anno di scuola e quindi era grande, tanto che all’inizio delle vacanze la mamma gli permise per la prima volta di andare a giocare insieme alle sorelle più grandi nel parco del paese.
Il parco si trovava ad ovest, alla base del Borgo delle Onde, e su un lato era chiuso da un ruscello le cui acque erano nascoste da un boschetto.
Il papà aveva raccontato a Leo e alle sue sorelle che una volta, tanto tempo prima, al posto del parco sorgeva un grande Palazzo, di cui ora era rimasta solo una grande scalinata in pietra, che, priva di corrimano, nasceva come per miracolo dal prato verde e saliva con un semicerchio più in alto degli alberi.
Adesso la scalinata era protetta da una grande inferriata, che circondava sia il prato che una parte del bosco, ma Anna, la sorella più grande di Leo, diceva che una volta dai suoi gradini, quando la vita del paese era scandita dalle feste del Palazzo, una volta da quelle scale scendeva la principessa, annunciata dal suono delle trombe e accolta dagli sguardi ammirati dei suoi innamorati. Leo era rimasto ad osservare per ore e ore quella grande scalinata, ma non vi aveva mai visto scendere nessuno.
Una volta Leo aveva tentato di passare tra le sbarre dell’inferriata, ma una vecchia signora di nome Bertolda, più grigia di sua nonna e più brontolona di suo nonno, gli gridò: “Hei tu, cosa fai ?!”
“Voglio entrare” rispose Leo.
“Ma bene, fai anche lo spiritoso” disse la vecchia, avvicinandosi a lui. “Ma non lo sai che la scala è pericolante e ti può cadere addosso?”
“Voglio solo vedere la principessa” si difese lui.
“Ma quale principessa…” disse la vecchia Bertolda, prendendolo per il braccio e avvicinandogli tanto la faccia che lui sentì l’odore acre del suo fiato “Lo vedi là?”.
Lui seguì con lo sguardo il dito raggrinzito della vecchia Bertolda: indicava un punto lontano, dentro l’inferriata, dove sorgevano i primi alberi. Leo guardò, ma nonostante la luce estiva era tanta l’ombra degli alberi e tanto erano fitte le erbacce che non si vedeva nulla.
“Non vedo niente” disse “E’ buio”
“Certo che è buio, dato che lì c’è la tana del Craud e il Craud odia la luce”
“Chi è il Craud ?”
“Ah, la tua mamma non te l’ ha detto ?”
Leo fece di no con la testa.
“E’ una bestia” disse la vecchia, “ecco cos’è. Il Craud è una bestia enorme, striscia per terra, senza gambe e senza braccia, con mille occhi e sette bocche. Le bocche parlano, masticano, borbottano, gridano, ruttano, sentenziano e sputano, e non sono quasi mai d’accordo fra loro, per fortuna perché se urlano tutte insieme e non ti tappi le orecchie, cadi a terra svenuto. E quando trova un bambino svenuto, il Craud se lo ingoia, e lo digerisce tutto, tranne gli occhi, che finiscono così con il galleggiare nella sua carne putrefacente. E’ per questo che il Craud ha occhi di tutti colori.”
Leo spaventato fece per andarsene, ma la mano della vecchia lo teneva stretto. “Il Craud sta lì perché si sente più al sicuro” continuò lei “è nascosto nel bosco dentro le sbarre, perché ha paura della gente, ma se tu entri la gente non ti aiuta più e il Craud esce e ti prende gli occhi.”
A quel punto la vecchia lo lasciò andare e Leo stava tirando tanto che cadde a terra. La Bertolda si mise a ridere.
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